L’ epicondilite è conosciuta da molti come il gomito del tennista. E’ un’infiammazione dei tendini collegati all’articolazione del gomito, che si manifesta con dolore a livello della regione laterale, dove i muscoli epicondiloidei si inseriscono. Ma il dolore, oltre a manifestarsi sulla faccia esterna del gomito, può irradiarsi sull’avambraccio e fino alla mano. I muscoli interessati sono quelli che permettono l’estensione delle dita e del polso. Se eccessivamente sollecitati, creano microtraumi nella loro inserzione tendinea, ossia nella zona di ancoraggio sull’osso – epicondilo omerale. La tendinosi inserzionale non è tipica soltanto “del tennista”, ma può insorgere anche al di fuori del contesto sportivo, in conseguenza di lavori manuali caratterizzati da ripetuti movimenti di avvitare o martellare. Ne soffrono anche i video-terminalisti: coloro che utilizzano molto il mouse sono a rischio a causa dei continui micromovimenti degli estensori del polso. A prescindere dall’origine, sportiva o lavorativa, è importante non sottovalutare i primi sintomi di dolore in quella zona, che, se presi in tempo, potrebbero essere risolti velocemente con piccoli accorgimenti quali il riposo e la ripetuta applicazione locale di ghiaccio per 15 min circa. Quando il quadro clinico peggiora, si passa da una semplice tendinite a una tendinosi accompagnata dalla micro-calcificazioni e impotenza funzionale. Ed il dolore si manifesta anche durante i movimenti della vita quotidiana: girare una chiave, stringere una mano, sollevare una bottiglia, ecc. Tuttavia, le radiografie del gomito raramente evidenziano un ispessimento del periosteo, la membrana fibrosa che riveste le ossa, o delle calcificazioni in rapporto all’epicondilo. Accade, infatti, che fisiologicamente quando un muscolo viene sollecitato di continuo e soprattutto in accorciamento, il suo tono basale aumenta, causando perdita di elasticità e deficit locale di ossigenazione cellulare. Di riflesso, l’ipersollecitazione dell’inserzione tendinea da parte del muscolo contratto, genera la tendinopatia. Il trattamento, di solito, nella prima fase consiste nell’eliminare i fattori all’origine dell’infiammazione, con riposo dall’attività sportiva per almeno 3 settimane, farmaci antinfiammatori, applicazioni locali di ghiaccio e tutore contenitivo. In caso di insuccesso, occorre l’intervento del fisioterapista che provvederà, secondo indicazione del medico specialista, ad eseguire trattamenti di terapia fisica (tecar, laser, ultrasuoni, ecc.), applicazione del taping neuro muscolare, massoterapia e chinesiterapia. Nei casi gravi si ricorre all’infiltrazioni di corticosteroidi o alle onde d’urto, ma, se dopo 6-12 mesi di trattamenti, la situazione non migliora l’ortopedico può consigliare l’intervento chirurgico.

Di seguito tre semplici esercizi di stretching, mobilizzazione e tonificazione da eseguire a casa:

esercizi-epicondilite